Nuovo Codice degli Appalti: Possiamo dire addio al Massimo Ribasso?

Il 19 aprile 2016, con forte incentivo del premier Matteo Renzi, è entrata in vigore quella che viene considerata l’evoluzione e l’innovazione normativa del DLgs 163/2006: il nuovo Codice degli Appalti.

Come recita il titolo del decreto legislativo, si tratta dell’ “ attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture”.

Il DLgs 50/2016 è costituito da n.220 articoli e n.25 allegati, suddiviso in n.6 parti, n.17 titoli, n.14 capi e n.9 sezioni. Si può evincere, dunque, che il nuovo codice contenga criteri di snellimento, semplificazione e riduzione delle norme e rappresenta una disciplina auto applicativa, ovverosia vengono emanate linee guida di carattere generale, dove omogeneità, trasparenza e speditezza delle procedure sono le caratteristiche basilari.

All’interno del decreto legislativo vengono disciplinate tutte le regole procedurali di ogni tipologia contrattuale e vengono ordinati passaggi quali: la verifica della soglia comunitaria, i requisiti di qualificazione delle stazioni appaltanti, le modalità di affidamento.

La vera novità portata dal Nuovo Codice sembra essere rappresentata dall’introduzione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che va a sostituire la tristemente nota misura del massimo ribasso. La speranza che questo diventi il criterio di aggiudicazione diffuso viene rafforzata dall’obbligo di procedere all’offerta economicamente più vantaggiosa per quanto riguarda i determinate categorie di servizi (servizi sociali e di ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica per citarne alcuni). Per quanto concerne le stazioni appaltanti, questa novità deve divenire il criterio di aggiudicazione preferenziale.

L’offerta più vantaggiosa verrà identificata secondo il rapporto qualità/prezzo o seguendo il criterio di comparazione costo/efficacia quale il costo del ciclo di vita. La qualità delle proposte presentate viene assicurata sia dalle imprese mediante le attestazioni SOA, sia dalle stazioni appaltanti che dall’ANAC, la quale deve effettuare controlli serratissimi.

Sembra però che questa riforma, in principio pensata per ridurre il fenomeno corruttivo nelle gare di appalto pubbliche, non risolva in maniera decisiva questo problema spesso collegato al massimo ribasso come si evince dall’articolo 95 che propone tutt’altro scenario. Il testo prevede che si ricorra ancora all’uso del criterio del minor prezzo per i lavori di importo fino a un milione di euro (soglia che ricomprende una parte consistente dei bandi pubblici per l’acquisto di beni e servizi indetti dalla P.A.).

Possiamo dire finalmente addio al massimo ribasso nei bandi pubblici? Si ma con delle importanti eccezioni. Il criterio del minor prezzo viene adoperato per i lavori di importo pari o inferiore ad un milione di euro, i servizi e le forniture di importo inferiore alla soglia comunitaria caratterizzati da elevata ripetitività, per i servizi e le forniture con caratteristiche standardizzate o le cui condizioni sono definite dal mercato.

Ancora una volta ci si trova di fronte alla rinuncia sostanziale della qualità per abbracciare il massimo ribasso o davvero il nuovo Codice è riuscirà a porre quantomeno un “punto e virgola” alla grande epoca delle gare al minor prezzo, promuovendo la qualità al risparmio (apparente)?